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Una silenziosa tensione emotiva.
Caterina Salerno incontra Riccardo Luchena - giugno 2002


D. Quando ti rivolgo un complimento per qualcuno dei tuoi quadri, ad esempio “Leda”, che a mio parere ha del fascinoso – come hai potuto cogliere una bellezza tanto perfetta nei particolari quanto misteriosa nella sua essenzialità? - mi rispondi: “ Sono semplicemente un amante del colore!”. Perché tu prediligi il colore… R. La realtà è colorata,… il colore dona spessore emotivo all’esperienza. Insieme alla forma elementare è un simbolo emozionale, universalmente comprensibile… si serve di una scorciatoia per raggiungere i nostri sensi e suscitare le nostre emozioni. Parafrasando una felice espressione di Magda Di Renzo direi che il linguaggio del colore parla del luogo in cui l’emozione produce la trasformazione delle tenebre in luce.

D. E’ notevole la tua propensione ad esprimere tutto in una volta. Nei tuoi quadri ogni intuizione, ogni presentimento viene racchiuso in una pur minima pennellata di azzurro, di giallo o in tratti ancora più semplici…
R. Raramente torno sulle mie decisioni iniziali, perché le possibilità di variazioni mi parrebbero comunque limitate... I colori potrebbero accentuarsi od affievolirsi…, ma li vedo fusi così troppo intimamente nel momento stesso della traduzione della ispirazione, che non vi è più alcun interesse a modificarli successivamente.

D. La tua semplificazione estetica è un modo per raggiungere l’immediatezza di traduzione dell’idea?
R. La mia è una pittura intuitiva… di sintesi. Adotto la formula cara a Matisse usata per sincronizzare il segno con l’immediatezza della sensazione e dell’emozione. Subordino la tecnica alla sensitività, perché la reputo solo uno strumento espressivo in grado di organizzare la sensazione secondo uno schema estetico. Ciò che conta appunto è rendere visiva l’idea e tradurla in tempo reale.

D. Come dire, volutamente essenziale e gestuale perché il tempo non modifichi l’idea e il colore la fermi e la domini…
R. E l’acquieti, aggiungerei.

D. Quand’è che ti sei accorto di questa propensione al disegno ed alla pittura?
R. Difficile dirlo, è qualcosa che sembra ti accompagni da sempre, fa parte di te, ti sembra naturale… dapprima un gioco…e poi diventa un bisogno, una necessità. Quando subentra la riflessione, l’impegno è già implicito e cominci a fotografare la realtà, per poi elaborarla e darne una tua lettura. Il pennello sblocca la mente e la rende capace di espandersi in qualsiasi direzione. Penso che il disegno, la pittura siano lo strumento della spontaneità, dell’intuito. Per “significare” il mondo, bisogna sentirsi coinvolto in ciò che si osserva con un atteggiamento di concentrazione e sensibilità.

D. Quali modelli hanno orientato la tua arte?
R. Dapprima ho amato la pittura di De Chirico e Magritte. Poi mi ha affascinato sempre più quella di Cézanne , Matisse, Bonnard e l’espressionismo tedesco. Oggi guardo con attenzione le opere di Herzig e Jungwirth, di Bleckner e della nuova action painting americana, ma resto ancora legato alla tradizione novecentesca europea.

D. Parliamo ancora della tua pittura…
R. E’ sentire, attraverso la rappresentazione grafica, lo slancio verso tutto ciò che mi viene da fuori, il far vibrare colore e proporzioni, il trasmettere silenziosamente una tensione emotiva….

D. testimonianza della tua acuità artistica e, nel contempo, del tuo rigore…
R. Le mie figure, i miei paesaggi,…vorrei non cercassero la verità nella rappresentazione satura di particolari. Non sono astrazioni, ma presenze nella loro espressione profonda che è la forma, il ritmo che giunge con immediatezza….

D. E’ come se tu non componessi, come avessi, invece, imparato a non “scomporre”…
R. Mi piace questa conclusione….

D. Mi riesce difficile ascoltarti nelle vesti dell’artista. Come psichiatra, mi dai l’impressione della tendenza all’estrema concretezza…
R. L’Arte parla allo spirito, ma si alimenta del concreto! L’esperienza artistica è una dimensione privata ed individuale… Io prendo appunti…I miei quadri sono appunti di viaggio ed il viaggio termina negli occhi di chi osserva. Quando si comincia a leggere i miei appunti, io sono già da un’altra parte…..

D. E la valenza comunicativa del prodotto artistico?
R. Quando dipingo non mando messaggi e non do giudizi. A me interessa comunicare che sento, come sento, non quello che sento… la pittura mostra, non argomenta. Roberto Longhi diceva che l’opera d’arte non dà spiegazioni, può solo esigere risposte parlate. L’interlocutore deve sentirsi libero nell’osservazione… anche la sua diventa esperienza privata!

D. Credi che l’Arte svolga una funzione sociale?
R. L’Arte è un grido che appartiene all’artista come al fruitore, in questo senso è sociale e appartiene a tutti.

D. Un quadro che conta, vale per la perplessità e i dubbi che suscita, deve sfondare le barriere del puro valore estetico. Occhio…cervello…istinto…razionalità sono ingredienti necessari? E in che misura?
R. L’occhio ed il cervello dovrebbero avere uno sviluppo simultaneo in un pittore. Non basta osservare, bisogna anche elaborare, organizzare, solo così ci si può esprimere in modo concreto. Ma se l’attenta commistione di istinto e ragione genera il controllo dell’opera, è pur vero che senza il primo l’opera è sterile. La ragione si nutre di certezze, l’arte di dubbi.

D. La tua pittura rappresenta la realtà?
R. Non c’è pittore che non la rappresenti, c’è solo una diversità di linguaggio. Oggi l’Arte vive una libertà assoluta non essendo più ancorata a compiti puramente descrittivi come in passato…

D. …non c’è necessità di rappresentare gli eventi, la fotografia assolve largamente tali compiti…
R. Proprio per questo la pittura oggi è prevalentemente volta all’essenza, non c’è più nessuna missione da compiere…

D. Ma le ricerche di Marc Rothko, Lucio Fontana Yves Klein e Alberto Burri dimostrano che l’Arte non ha più l’obbligo di rappresentare la realtà…
R. Dimostrano che si può rappresentare la realtà in infinite forme. Fontana ha comunicato il senso di infinito… la visione di un’altra dimensione “attraverso” la tela. L’espressionismo astratto è una risposta ai misteri inaccessibili della psiche umana…Ogni pittore si sforza di trasferire nelle proprie opere scene, emozioni, spezzoni,frammenti dell’esistenza… anche nel momento in cui la fantasia sembra avere un ruolo dominante c’è un ancoraggio alla realtà, il piacere di essere sovrano di un universo immaginato che diventa reale nell’opera…

D. Mi domando se la pittura è un mezzo per giungere all’assoluto…
R. L’unico mezzo per giungere all’assoluto è l’assenza del linguaggio, il silenzio.

D. Quando reputi un quadro finito?
R. Sembrerebbe facile definire quando nasce un quadro, il momento in cui si formula mentalmente un giudizio sulla composizione, l’energia del segno, l’intensità del colore… E’ molto più difficile definirne la compiutezza.

D. Definisci la tua pittura.
R. Mutevole, frammentaria, in cerca di equilibrio, in continuo movimento, viva e vitale. Un po’ come la vita.
 


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