Riccardo Luchena - recensioni
   
                                                            

 

Recensioni



L'espressività del colore. Carla Colombo - 2014

Sono solita rapportarmi in punta di piedi con l'arte in genere, soprattutto quando si tratta di apprestarmi alla conoscenza di un nuovo artista e di sfogliare su un sito le diverse immagini proposte. Mi assale quel senso di invadenza come se entrassi a disturbare l'intimità di una persona, prima ancora di pensare all'artista. Sono convinta infatti che dietro ad ogni immagine c'è sempre la persona, il Suo stato d'animo, le Sue emozioni. Già dalle prime cliccate sulle tante immagini di opere proposte sul sito di Riccardo Luchena, mi sono sentita da subito avvolta, abbagliata  dalla cromia  così splendidamente proposta; pulita, gioiosa, ricca di tonalità su una tavolozza decisamente energica e positiva. Poche sfumature, quasi annullate, per dare ampio respiro a macchie impresse sulla tela con tanta decisione in pennellate grasse e corpose. 

In un'opera uno dei punti di forza è la decisione di stesura, che si acquisisce solo con l'esperienza del tanto lavoro da far sì che la visione d'insieme diventi pregevole ed accattivante dal punto di vista estetico.

Superato però il primo impatto di "amore a prima vista", mi addentro  e  resto poi catturata dalle figure di donna che Luchena mostra come figure  anonime, (oppure una musa in particolare?) dai volti lineari, senza caratteristiche particolari, ma dagli  occhi rigorosamente celesti-azzurri che catturano anche il visitatore più disattento. Non sono volgari, ma decisamente complici-sensuali. 

Con totale semplicità nel proporsi  Luchena riesce con pochi tratti a dare alle Sue donne stati d'animo, che vanno da espressioni più o meno sommesse, (modelle) oppure espressioni accattivanti, sensuali (mediterranea, la rossa) un mix di stati emozionali che le rendono "particolari" e mai statiche. 

E che dire degli interni jazz? Interni anonimi ed altrettante figure anonime,  che nel  contesto appunto anonimo danno spessore alla musica che sembra fuoriuscire dalla tela... ma non  esce il colore, bensì note musicali su un rigo inventato al momento,  una  netta percezione  coinvolgente di musica che viene trasmessa da un sensuale  sax, un intimo  contrabbasso, note conquistatrici per donne raffigurate in alcuni casi disattente ed in altri maliziose. La musica come elisir per animi in subbuglio o semplicemente per un cuore che sogna. 

Anche  il paesaggio nelle opere di Luchena assume un aspetto vibrante, energico ed anche in questo caso troviamo un'espressività (se possibile) della natura, quella natura che si ribella oppure che si esalta nei colori ancora di più stesi con pennellate larghe e decise, contrasti di colori  puliti e vigorosi dove la campagna diventa un oceano di colori verde, ocra, giallo ed il cielo e le acque striature corpose di azzurri, autostrade infinite di colore terso. Espressività dunque a tutto tondo. L'artista giustamente privilegia il lato emotivo della realtà piuttosto che coglierne l'aspetto oggettivo. Ecco perchè Luchena rientra a pieno titolo nella definizione di artista espressionista  paragonabile  a qualche maestro francese di tale corrente. 

Trovo che il suo esternare "espressioni"  sia  semplicemente il frutto del suo quotidiano, il suo vivere la giornata colta e raccolta nella trasmissione emotiva delle persone che lui stesso segue nel suo lavoro professionale  e che riesce poi ad esternarlo sulla tela facendone propri solo i lati positivi: non colgo infatti particolari espressioni di sofferenze o di negatività, se non  "forse" nella serie "cavalli" che, in un contesto di colori sgargianti sempre stesi energicamente con contrasti piuttosto marcati, assumono movimenti circensi, tra realtà ed inconscio. Ciò che coglie la mia attenzione  sono le espressioni attonite, interrogative, che fuoriescono da bocche spalancate, imploranti. Interrogativi, forse senza risposta, rimarcati da piccoli occhi quasi impercettibili. Vortici di movimenti più o meno ordinati che pongono  l'interrogativo... - dove sta il confine tra l'assenza e la presenza? Il sogno o la realtà? Teste interroganti quindi, quasi una denuncia sommessa del nostro vivere,  del ..."dove si va a finire" in questa società, oggi così poco  incline ai sani valori. 

Vortici  che trovo, seppur rappresentati in modo diverso, nella serie "Vele", nella quale il maestro rappresenta, sempre con la Sua ormai conosciuta energia di stesura del colore pulito e quasi accecante, la testimonianza di quanto l'essere umano è sempre in una continua prova del vivere tra l'equilibrio e l'avversità in agguato come a volerci far soccombere, ma sta a noi cavalcare l'onda della decisione, della salvezza... appunto come  le vele, soggetti  che solcano  acque tumultuose e minacciose in un continuo crescendo di incertezze naturali, ma che col  vento a favore trovano la retta via. Proprio come si trova l'essere umano nel Suo oceano di vita. A noi dunque  il saper cogliere i diversi messaggi che Luchena ci trasmette con la Sua pittura vigorosa ed energica. 

Mi piace rapportarmi  ad una visione di spettacolo dove   l'apporto di ognuna delle persone coinvolte è indispensabile al conseguimento dell’obiettivo finale che deve sempre essere la creazione di un prodotto artistico di livello, capace di suscitare e riscuotere consensi, e quindi deve essere un lavoro di gruppo nel quale le competenze devono rendere al meglio sia in coloro che si presentano davanti allo spettatore sia in  coloro che  non appaiono, ed allora penso che nelle opere di Luchena, seppur il colore è il protagonista per eccellenza, da solo non potrebbe  arrivare così "dentro"  se non fosse accompagnato da altri importanti componenti:   dedizione, esperienza, cuore, complicità, manifestazione di pensiero.  Ed il saper cogliere quelle attenzioni di vita  che solo un artista capace, sensibile ed attento può trasmettere a così alti livelli che fanno rientrare  Luchena a pieno titolo fra gli artisti dell'arte contemporanea.

 

Oltre l'apparenza. Paolo Levi - 2008

Scorrendo l'eterogenea raccolta di soggetti trattati da Riccardo Luchena, la prima impressione che si ha è la volontà di comunicare tutto attraverso il colore, del cui uso è un capace e competente intenditore. In realtà sulle sue tele emerge forte l'abilità segnica e compositiva, apertamente figurativa, ancor prima di quella cromatica. Ogni sua opera è composta da una straordinaria serie di contrappunti emotivi su un fondo di espressione estetica, armonica ed equilibrata. Una pittura che sa dare equilibrio ad una gestualità impellente, che si esprime in una sintesi raffinata di pensiero ed emozione di indubbio valore creativo.

Luchena non ha bisogno di classificazioni, non avverte la necessità di entrare in questa o quella corrente artistica che pure richiama.  La sua è una ricerca che parte da lontano, approda a sensibilità fauve ed espressioniste, e diventa ben presto ricerca personale, dove le scansioni cromatiche dominano il campo in un vitale caleidoscopio di luci.

Sono frammenti di esistenza queste opere pulsionali, dove la forza dell'inconscio, del substrato emotivo e della spinta creativa si traduce in figure di donne, cavalli, vele, consonanza di sentimenti e di ritmi sempre incalzanti. Complessi appaiono i rapporti tra le figure negli "interni", difficili, multiformi e mai fissabili in certezze definibili. E' forse la vita sociale a costringere gli individui a "mascherarsi", ad apparire oltre che essere, in un delicato meccanismo di inganni che costringono il singolo ad una continua lotta interiore tra vita e forma con lo scopo di fare emergere il più possibile la vita, trasfigurata nelle diversità dei colori, per sottrarla al ferreo dominio della forma. Tutto spinge in direzione di questa frattura tra io e forma, tuttavia l'esito finale di questo accattivante duello pirandelliano non è l'inesorabile sconfitta della vita, bensì la possibilità che la vita sia accettata fuori dalla forma che ne costituisce la gabbia.

Le figure di quest'artista non sono fantasmi, non sono figure astratte, non sono quel che resta del cuore e della psiche umana, ma trovano un posto nella realtà effettiva, non essendo quindi costrette a vivere solo come personaggi. Sono protagoniste anonime della quotidianità, in perenne attesa di qualcosa che accadrà. Le donne guardano lo spettatore attraverso occhi, rigorosamente blu, che esortano ad entrare nel loro mondo interiore. Gli stessi occhi che si ritrovano in due altri pittori italiani, grandi interpreti della sensualità femminile: Salvatore Fiume e Amedeo Modigliani. Come in questi, nel teatro personale di Luchena le modelle sono protagoniste dell'intera scena. Sono ritratte in gesti normali, casuali, sempre sensuali, mai provocatorie. L'ambientazione è altrettanto anonima: giusto due linee ad indicare le pareti di una stanza, di un locale notturno dove la musica è sempre in primo piano. La descrizione è ridotta al minimo perché tutta la scena possa essere governata dal segno e dal colore.

Così le opere in cui protagonisti sono i cavalli o le vele. Anche qui ci si accorge dello straordinario atteggiamento di indagine alla maniera espressionista francese che va oltre l'apparenza, emerge l'inquietante zona di confine tra assenza e presenza, la grande narrazione dell'esistenza e del rapporto tra esseri in movimento, un sensibile e ponderato equilibrio tra l'oggettività del reale e lo spazio interiore dell'emozione. Osservando queste opere si finisce con l'essere parte integrante dell'opera stessa, si viene coinvolti, si entra nel contesto e lo si fa proprio, aggiungendo ulteriori significati emotivi.

Una pittura di grande respiro e comunicatività insomma, dove il colore diventa espressione di pensiero, esplicitazione di un rapporto intenso con la vita e le sue complesse manifestazioni. La vitalità e la forza espressiva  che contraddistinguono  quest'arte, la pongono ai più alti livelli della narrazione pittorica contemporanea.

 

La narrazione intima del vivere quotidiano. Paolo Rizzi 2005

Un quadro può affascinare semplicemente per fini estetici, ma ha pur sempre un contenuto spirituale. Esistono senza dubbio artisti le cui creazioni appaiono nate da un dialogo intimista tra la propria coscienza e l'inconscio, senza tuttavia porre minimamente in ombra i valori pittorici. Quando l'elemento estetico e quello spirituale si fondono, essi esprimono l'anima stessa del pittore. Nel caso specifico di Riccardo Luchena, è impossibile scindere le due cose, lui mastica arte dalla prima età adulta ed è per professione un profondo conoscitore della psiche umana, essendo un noto psichiatra. Arte della cura e cura dell'arte verrebbe da dire. Lo definirei quindi un artista poliedrico, a tutto campo, talentuoso, pieno di multiforme cultura. Un artista salentino di forte istinto, che usa l'olio per dipingere figure prevalentemente femminili, colte in momenti fuggitivi, piuttosto che acque spumeggianti e inquiete che accolgono imbarcazioni, al limite tra una competizione (che sembra più con la vita) ed una sorta di solitaria contemplazione. O ancora cavalli colorati e semplificati sempre in movimento, che sembrano usciti dal gruppo "Der Blaue Reiter", fino a pacifiche distese, ma sempre cromaticamente forti, di suoi paesaggi italiani.

Il suo far pittura è un vortice di sensazioni e pulsazioni che la pongono lontana da ogni vena espressiva ornamentale, accostandosi al nodo europeista dell'arte novecentesca che scava dentro la materia in una ricerca costante di una "verità biologica". In realtà la sua poetica esalta la funzione ed il valore espressivo del colore, sempre vivace, oserei dire violento, tanto da ricordare i Fauves e, per qualche verso, ritrovare quell'inesorabile realismo psicologico del miglior Kokoschka, nelle opere in cui il colore e l'oggetto divenivano un unico corpo.

I rossi accesi, i gialli sprizzanti sole, gli azzurri e gli aranci esplicitano l'innamoramento per la vita che lo coinvolge e lo afferra, ed anche la fuggevolezza della vita stessa, il tempo effimero che scorre nostalgico. Proprio questo tempo implacabilmente precario sembra voler restare fisso sulle tele. Come flash di frammenti vitali ogni opera diviene un pezzo della vita di chi l'ha generata, ma non basta, anche il fruitore è partecipe ed avverte una godibile condivisione intima dei sentimenti e delle percezioni dell'autore.

I ritratti di Luchena non sono semplici ritratti, né le sue vele semplici vele o i cavalli semplici cavalli. Vi è in ciascuno di essi assai di più. I ritratti sono scannerizzazioni di anime, le vele organismi viventi, i cavalli descrizione di passioni elementari, di conflitti, di armonie della natura. Se dovessi però pensare ad un quadro simbolo della poetica di questo artista opterei senza dubbio per un interno con figure femminili. La sintesi introspettiva qui è del tutto evidente, traspare nella relazione tra i singoli soggetti e nelle pennellate ampie e veementi, miste a campiture accese e gestuali. Quei volti, quegli occhi e quei corpi sembrano sintetizzare la sensualità di Lautrec o più ancora di Degas, un maestro, quest'ultimo, nell'arte di rendere quel che si potrebbe definire la "carnalità incivilita", di rappresentare la grazia dei movimenti e degli atteggiamenti, a qualsiasi classe appartenessero.

Negli "interni" le figure sono anime che divengono icone. Il potere di uno sguardo e di un gesto divengono mezzi rivelatori di un circoscritto campo di appartenenza, vite vissute nell'attimo del "qui ed ora". Ecco, quel che propone l'artista è un'indagine psicologica, sensuale, simbolo di vita: la narrazione intima del vivere quotidiano. Una pittura figurativa della testimonianza dunque, dove le vibrazioni frenetiche del gesto pittorico creano un crogiolo di forze che germogliano, si schiudono con vitalità incontrollabile e coinvolgono. Pochi artisti hanno come lui questa sana forza vitale.

 

Blue notes, black power. Una riconciliazione tra corpo e anima. Gino L. Di Mitri – 2003

Se c’è un tratto dominante nella più recente pittura di Riccardo Luchena, esso è costituito dall’originale ed efficace sincretismo fra impulso all’introspezione e ampiezza evocativa. Da un lato, infatti, egli sembra insistere sullo scavo entro la figura umana per suggerne tutte le sfumature e le più intime connotazioni; dall’altro dedicare altrettante energie alla definizione degli sfondi, dei contesti, di un’aura circostanziale quasi mitica che è inseparabile dalla procedura analitica riguardante la figura. Il suo appare una sorta di contrappunto teso fra conversione dei suoni e delle emozioni da essi suscitati alle modalità espressive cromatiche da una parte, e sconfinate sinestesie percettive dall’altra. E mai come nel suo caso attingere al linguaggio musicale sembra cosa più pertinente, dal momento che la ritrovata e perfezionata tecnica esecutiva verte sull’epopea del jazz e sulla memoria di un mondo fatto di bagliori ed echi, di fisionomie virtuose e geniali, di colori lancinanti come bordate di fiati ed ottoni.

L’intramontabile categoria della melanconia, declinata ai modi e ai tempi della musica nera, con Luchena sa farsi mélange di euforie e di tristezze: blue notes, appunto, che toccano - e questa volta attraverso lo sguardo - le corde del nostro cuore. Potere ineffabile della musica afro-americana, e ancor meglio “black power” delle immagini depurato dagli eccessi antagonistici della rivolta razziale per farsi cantico ritmato di una rinnovata appartenenza universale.

Lasciatasi alle spalle una “bildungserlebniss” che eleggeva Braque ed anche talune suggestioni fauves a modello stilistico, Riccardo Luchena ha fatto riaffiorare la frenesia be-pop occupando uno spazio tematico di cui sinceramente sentivamo una struggente nostalgia: la rabbia dei tempi attuali , il palpito di una dimensione instabile, l’appello accorato ad una riconciliazione fra corpo e anima, tutto questo vive nella sua pittura come indizio e testimonianza di un dialogo mai interrotto fra le “great expectations” degli anni ‘50 e quelle contemporanee. Sicché quest’arte immediata, calda e sincera è tra le poche cose che incitano e confortano nel vigente e perdurante inverno dello spirito.

 

Un segno sicuro, energico. Raffaele De Grada – 2003

L'atto del guardare rende omaggio alle opere d'arte perchè è un atto estetico, senza il quale non esisterebbe la storia dell'arte, né la museologia. E' un atto che presuppone il pensare, a cui forse ci stiamo disabituando. Luchena ci riporta al quadro che fa pensare, perchè le sue opere sono frutto di pensiero, e ciò non può che far piacere.

In questo senso la sua arte si pone nel solco della rivelazione contenutistica e psicologica del post-espressionismo. La sua figurazione esprime un bell'esempio di equilibrio tra forza e intensità concettuale. Un segno sicuro, energico, sotteso da una personale rutilante policromia che pone Luchena in una situazione di sicuro rilievo e interesse entro la travagliata prospettiva dell'arte contemporanea.

 

L'emozione del colore.  Fulvio Castellani – 2002

Approdato negli anni ’80 ad un tipo di pittura di matrice espressionista, Riccardo Luchena fa della ricerca cromatica la base del suo operare artistico perfezionandosi nel corso degli anni ’90 e quindi aderendo al Nuovo Espressionismo. Nei suoi lavori, che si fanno leggere oltre che ascoltare per la pienezza vibrante dei contenuti, si riscontrano accenti e cromie fauve nonché una vivacità di emozioni che trasudano impulsi e gioiosa partecipazione al caleidoscopio della realtà in cui agisce.

I temi che tratta sono diversi e diversificati, sempre comunque in sintonia con quello stupore interiore che fa in modo di tradurre in segni, in scene ed in movenze cromatiche stati d’animo, momenti contemplativi, armonie e contrasti epocali. È il colore, in ogni caso, l’assoluto ed indiscusso protagonista dei quadri, ed è un colore luminoso ed estremamente vivace, nitido, immediato, in grado anche di rendere quanto mai visivi i perché dell’uomo, le attese, i suoni, i messaggi che assai spesso rimangono preda del silenzio se non si ha il coraggio di trasportarli in superficie. Ebbene, Riccardo Luchena questo coraggio ce l’ha, cosicché ogni suo quadro diventa una pagina di diario dalle tonalità alte, dall’espressività inconfondibile.Ecco perciò che dall’emozione, che ci trasmette il colore, la realtà prende corpo e si sostanzia in improvvisi colpi di scena, in cadenze decisamente gradevoli e di facile assimilazione.

Riccardo Luchena è stato giustamente definito da Andrea Padovani come un “artista dalla linea emotiva e dinamica”. In effetti la sua grafia si combina con raffigurazioni incisive e con immagini (particolarmente intense le figure femminili) che esprimono forza e movimento, sensibilità e profondità, ossia il suo modulo artistico carica di un felice gioco espressivo ogni racconto ed ogni passaggio: di luce, di colore, di segno, di forma…

 

Una riflessione su Luchena.  Anchise Picchi – 2000

Mi piace la pittura di Luchena, apprezzo l'intento figurativo, la realizzazione degli scorci, ma soprattutto il colore. Le figure non posano, ma vivono. E lo scopo primo dell'arte è quello di "dare vita", di trasmetterla, di suscitarla negli altri. Credo che il vero artista voglia, con ogni mezzo, tendere a questo. Quando in un lavoro, in un'opera, in una scena o in una figura alberga anche solo una scintilla di vita allora quella è arte.

 

Il colore e la forma. Aldo Riso – 2000

Il colore e la forma sono gli aspetti più evidenti della pittura. C’è chi si contenta di ciò e gli basta per soddisfare i suoi più essenziali stimoli artistici. Ma ciò non basta. Bisogna entrare nel soggetto rappresentato, viverlo secondo gli intendimenti dell’artista, capire le sue esigenze spirituali, i suoi angosciosi richiami umani.In mancanza di ciò noi accettiamo solo la forma, trascurando il nucleo più essenziale, ovvero quel richiamo che il poeta, il musicista ed in questo nostro caso il pittore, ha voluto inviarci. Se non riusciamo a comprendere tutto questo, l’arte diviene solo un triste mezzo per abbellire la dimora, ma non un esplicito richiamo a valori superiori, quelli che contano!

Con Riccardo Luchena i colori, le forme, i significati contano tanto di più che non lo stile. Nelle sue opere non c’è spazio a ripensamenti egli semplifica, stilizza, riduce discostandosi da schemi accademici. Quei colori accesi, quelle figure esageratamente profilate quasi minacciose che ricordano l’espressionismo tedesco nelle luci truci e pesanti hanno l’indubbio valore di una denuncia di un mondo a cui manca la felicità di vivere, di godere, schiacciato dal consumismo, da folli idee di grandezza, da assoluta mancanza di ideali che non siano auto, cellulare e sesso.

Una pittura gestuale e riflessiva insieme, alla continua ricerca di un equilibrio tra violenza della sensazione e possibilità di raggiungere una nuova armonia. Ben venga la pittura di Luchena, che sia accolta come un richiamo a riprendere il dialogo con la serenità e la pace.

 

La poetica della distanza. Alfonso Santarpia – 2000

Nell’orizzonte della figura umana, spesso si trova uno smarrimento magico alla vista dell’altro. Una sorta di curiosità dell’incredibile lontananza di ciascuno di noi nel movimento della vita. Ma non è isolamento. È stupore, tentativo di intravedere qualcosa di condivisibile tra noi. Persone che si scoprono, persone che tentano di avvicinarsi, cercando il superamento impossibile della distanza.Riccardo Luchena traccia una calorosa e intima poetica della distanza: le persone che condividono una musica, lo sguardo della donna sola nel quadro che scopre e seduce un utente possibile, sono esempio di questo percorso tra soggetto e relazione umana. Un intimo desiderio di andare aldilà del soggetto. Distanza insormontabile, ma calda perché c’è morbida tensione di corpi.

 

Dentro il colore. Roberto Senna – 2000

Il segno che distingue l’arte autentica da quella contraffatta è indubbiamente uno: la comunicatività, in accordo con quel che Tolstoj a ragione diceva dell’arte: ”quando un uomo, senza esercitare alcuna azione su se stesso e senza che null’altro intervenga a modificare la sua condizione spirituale, ma solo leggendo, ascoltando e contemplando l’opera di un altro uomo entra in uno stato d’animo che lo unisce a quest’ultimo, sicuramente l’opera che ha provocato un tale stato d’animo appartiene all’arte”. Se quindi la pittura in cui credere è quella emozionale, espressa come autentico messaggio di cultura e di arte verificabile con il metro dell’intelletto, e se l’artista deve saper trasfondere consapevolmente le sensazioni da lui provate in altre persone che a loro volta ne restano contagiate e le provano, allora l’opera di Riccardo Luchena deve essere considerata vera pittura eseguita da un artista autentico.

Luchena è un pittore comunicativo e non è difficile scorgerne i motivi partecipando a una sua mostra. I temi musicali, gli interni, i gruppi jazz, le donne, i paesaggi hanno quanto serve per colpire a fondo la sensibilità dell’osservatore, attraverso il pathos intenso, le sapienze compositive, le armonie figurative alternate a una profusione di materia psicologica e accenti crepuscolari. Tutti questi richiami sono posti in essere dal vero protagonista del suo operato: il colore. E’ dal colore che scaturisce la vibrante e contenuta emozione interiore che Luchena prova, e dal colore trae nutrimento.Le tele sono pervase da un contemplativo silenzio che si fa stupore, sorpresa, sogno, ma anche vita, movimento. Esse traslano nella vivace tessitura cromatica le impressioni e le emozioni percepite dall’artista nel diretto contatto con la realtà, in un brulichio di frammenti di coscienza gioiosi e turbolenti espressi nel pennelleggiare e nel segnismo che danno libero sfogo alle trame impulsive dell’inconscio.

Tutto è colore e il colore è tutto. Si ha la sensazione che esso sfugga dal pennello e viva di luce e vita propria e che il pittore, con marcati segni neri, cerchi di contenerlo attingendo a fonti che riverberano memorie di matrice espressionista restituite a una tavolozza tonale da Scuola Romana. Il colore nella sua purezza, nella sua intensa assoluta presenza è struttura portante di tutto. Si rincorre, si fa trasparente, baldanzoso, aggressivo, tumultuoso e sciolto, intenso e vibrante, generoso e parsimonioso, denso, acceso, materico, per frantumarsi magari in mille rivoli e creare atmosfere di eccelso lirismo. Ed è ancora il colore che crea e disfa il soggetto, costruendo grandi equilibri formali, in un crescendo di sensazioni che partono e terminano in esso. Ed è infine il colore che si trasfigura e si acquieta a rendere le figure umane perfettamente in sintonia con l’ambiente in cui vivono, in un caleidoscopico gioco di contrasti che piace, anzi seduce.

 

Il linguaggio dell'arte. Giovanni Talleri - 2000

Guardando le opere di Riccardo Luchena, ricordo con piacere quanto ebbi occasione di scrivere a suo tempo, per un trimestrale d’arte e cultura, in merito ai colori, alla tecnica e all’arte in generale, perché in lui, nella sua opera, ritrovo le mie idee. Scrivevo:“…Per esprimere il nostro pensiero, la visione che riceviamo delle cose che ci circondano, e che fa parte della nostra vita spirituale, e che urge in una tensione di ricerca metafisica o semplicemente in un abbandono di meraviglia estetica, abbiamo bisogno assoluto di possedere i mezzi tecnici occorrenti per esternarla, per trasportarla nel mondo reale e renderla visibile agli altri, scolpendola nel legno, nella pietra, modellandola nella creta, disegnandola con la matita o la penna, dipingendola con i colori su una qualsiasi superficie…”mezzi che Luchena dimostra di possedere così come dimostra di saper esprimere, con la particolarità del suo stile, il suo mondo interiore.

Nelle sue tele, infatti, si nota e si apprezza facilmente come“…la ragione artistica esclude la ragione logica delle cose perché non è descrizione e quindi copia del reale empirico; senza però escludere, anzi imponendosi la ragione logica dei propri elementi stilistici che costituiscono il suo linguaggio: le linee, i vuoti e i pieni, l'uso di determinati colori, il tipo di pennellata, la coerenza delle sue varie parti; poiché l'arte è astrazione, e nasce e vive della sua forma, nella quale si ritrova il significato dell'opera, il suo contenuto; essa ci offre la facoltà di giungere al godimento estetico, all'emozione, all'esaltazione contemplativa. E' la sublimazione del reale, è la forma con la quale sappiamo comunicare i sentimenti ch'esso ci suscita; senza giungere tuttavia a certi estremismi che poi, non si sa bene per quali recondite ragioni, finiscono col fare moda, col fare testo, trovando una catena di pensatori pronti a imporla anche nell'insegnamento dei suoi elementi…”

Luchena ha qualcosa da dire e l'ispirazione a dirlo in un modo suo, personale, che lo distingue dagli altri, che lo indica nella sua naturale individualità. “…Ed è una combinazione di estrema difficoltà, possibile ma improbabile data l'infinità di operatori in questo campo. Perché la macchia di colore dietro alla quale affermiamo di vedere l'essenza delle cose, o il foro nella tela con il quale affermiamo di esprimere la nostra angoscia esistenziale, o la merda che mettiamo in scatola affermando di voler così ribellarci all'ipocrisia del mondo, sono dei segni caratteristici sì, ma sono tutte balle, non sono certamente arte.”

 

Salvatore Magazzini - 2000

La pittura di Luchena si evidenzia per la sottile forza scatenata dal rapporto tra il tratto scultoreo e la dinamicità coloristica, determinando una tensione emotiva equilibrata, a volte perfino pacata. Una pittura forte che evidenzia un ardore saggio e misurato, ma pronta all'esplosione.

 

Un'arte spinta nel futuro. Piero Cicoli - 2000

L'arte di Luchena è verista e irreale, tradizionalista e moderna, tuttavia aggiornata e spinta nel futuro, al futuro dell'uomo. Nella sua pittura l'uomo è il nucleo dove avvengono le fusioni delle immagini; è l'elemento coagulante ma anche dirompente, dove le fusioni stesse sprigionano sottili ironie in squarci vivissimi di dipinti come "angeli", "donna con cappello", "pensieri notturni".

Il tema ricorrente dell'uomo, nella sua misura esistenziale, nelle forme dichiarate o immaginate, vive di una forte vitalità in una raggiunta finitezza del segno e delle stesure cromatiche.

Una riflessione su Luchena. Lara Prisco - 2000

Una pittura coinvolgente, intima e intensa, carica di sentimenti, pathos, ma indissolubilmente legati alla condizione umana che è ben rappresentata nelle sue contraddizioni dal colore vivo, che trasmette vita.

 

Suggestioni visive. Paolo Carli -1999

Colorista per vocazione, pittore gestuale eppure straordinariamente riflessivo, Riccardo Luchena ha raggiunto una personale liricità timbrica che propone in esaudienti e diversificate combinazioni formali. La visione delle sue opere genera intensi investimenti pulsionali che esplodendo in cristallizzazioni oggettuali appagano l’occhio e nutrono, movimentandola, la psiche. Ciò a patto che ci si accosti alle sue opere con l’atteggiamento umile dell’osservante e, nel contempo, con la veemenza dell’iniziato. Luchena ha un esplicito senso di forma e di rilievo plastico, certe sue figure scavate a fondo con acutezza d’intuizione evidenziano, nella loro enigmatica espressione, un fervore contenuto di insoddisfatti desideri e celate emozioni.

Luchena è un pittore autentico, per lui la realtà è un brulichio continuo e vivido di sensazioni introspettive che traspone sulla tela in un’armonia di ritmi cromatici di grande valenza. Ogni opera ha una sua autonomia e compiutezza, e può essere letta da sola, avvolta com’è da un’aura di superba energia vitale e da un’inesauribile potenza espressiva.Non so se a colpire l’osservatore sia più la tumultuosità dei sentimenti o l’attitudine elusiva e distaccata dei personaggi che animano le sue tele. È certo che la sua pittura scorre nelle forme come terra e fuoco, come acqua e cielo. Questa emozione si prova osservando “Purezza e passione”, dove il contrasto cromatico esalta la figura femminile pur quieta nei toni, o “Giunone”, dura e sensuale come Mabel Dodge che rendeva schiavo Lawrence col fascino della sua femminilità al fine di dominarlo. Esaustiva in tal senso è la citazione ungarettiana posta sul retro di quest’ultima tela: - Tonda quel tanto che mi dà tormento La tua coscia distacca di sull’altra… Dilati la tua furia un’acre notte -che evoca un viaggio drammatico dell’anima, del suo guardare in alto e contemporaneamente soffrire di “rapimenti terreni”. Da questo contrasto trae molto del suo vibrante fascino.

Le pennellate dense e liberamente accostate enfatizzano i “Gruppi jazz” dove i colori forti e gli accostamenti audaci esprimono bene le atmosfere degli ambienti musicali. La ricerca euforica del movimento si concretizza in opere come “Cavalli”, “Cantante di jazz”, “Modelle”. La natura con la sua suggestiva poesia esplode in “Sole rosso”, dove il paesaggio è dominato dalla componente cromatica piuttosto che da un’interpretazione basata sul segno e la struttura, evocando i paesaggi immaginari di Michail Larionov e di Jan Sluijters, e si placa in “Scanno”, dove il ritmo ordinato delle case rende partecipi alla contemplazione. L’uso forte e splendente del colore e la destrezza del segno sono i soli mezzi di cui Luchena si avvale nel ritrarre la realtà che pure manipola, elabora, muta e assimila, denotando un’eccezionale capacità di osservazione. Tutto è già implicito in questa pittura sconvolgentemente libera, che rifugge da ogni facile effetto e dà vita ad un diario involontario, senza date, in un tempo che non ha tempo.

 

L’arte di Luchena. Lucio Tarricone – 1999

La tavolozza di Luchena evidenzia e manifesta tutto il suo spessore soprattutto nelle figure umane, nei volti dipinti in modo franco, sincero, diretto. Le sue donne, i suoi uomini hanno una realtà antica, una dignità ed una forza cariche di temperamento e carattere.Vive la vita in modo profondamente umano, ne scopre le innumerevoli possibilità di raccontarla con cromatismi forti e coinvolgenti. I suoi paesaggi rispecchiano il profondo amore per le tradizioni, gli aspri e forti contrasti di una natura da scoprire ed amare.Riccardo Luchena osserva la realtà, fruga tra i meandri più reconditi dell’animo, mette a nudo le contraddizioni, esalta i sentimenti con cangianti trasmutazioni cromatiche che solo chi vive la pittura come espressione del proprio essere, del proprio amore per la vita, sa e può fare.

 

Un felice gioco di contrasti. Andrea Ruggeri – 1998

L’arte di Riccardo Luchena è prodotta da due forze: la forza istintiva primaria espressa nell’agitata pennellata di sentimento dionisiaco, e la forza del suo voler perseguire una statica struttura formale. L’interesse per la vita psichica caratterizza la sua opera, diretta in modo preponderante verso lo studio della figura umana, espressa in maniera veemente e materica, con tecnica rapida ma sensuale, istintivamente antiaccademica. Suggerisce il corpo facendo ricorso a deformazioni voluttuosamente arbitrarie, dove l’espressione è intensa, suggestiva. La donna è il più delle volte vista in una posa nella quale si è liberi di leggere un’indifferenza vegetativa o una sensualità contenuta e pensosa. L’uomo è quasi sempre in secondo piano ed esprime un’immagine di se saggia e colta. Tutti i personaggi sono trasformati e investiti da una carica espressiva di una vibrante vitalità manifestata nella fluenza immediata del segno e del pennello.

La deformazione espressiva di cui Luchena si avvale nel ritrarre le figure sembra rispondere ad un modulo musicale, fa riferimento ad una interiore liricità di sentimento ed ha come fine la rappresentazione del modello nella sua verità ad un tempo poetica, psicologica e plastica. Ampio spazio è dato all’impostazione dell’immagine, dove l’artista mette a punto i suoi più sapienti e sottili accorgimenti creativi: prezioso rigore di calcolo visivo, incalzante ritmo di curve melodiose e svelte. Le soluzioni spaziali adottate da Luchena esulano da una statica costruzione geometrica della prospettiva attuando la formula di estrazione espressionista basata sull’uso concitato ed aggressivo del colore con il risultato gradevole di un felice gioco di contrasti che dona dinamismo e profondità all’immagine.

 

L’espressionismo ritrovato. Carlo De Micheli – 1998

Il colore viene trasmesso sulla tela in pennellate grumose, ricche, che costruiscono superfici sulle quali la luminosità si fa espressione pura, per trasformarsi nuovamente in colore, in un continuo turbinio di sensazioni. Nel blu turchese, nel giallo cromo, nel rosso lacca, si muovono figure familiari ai fauves, ai post impressionisti russi e agli espressionisti tedeschi. Da loro Riccardo Luchena ha ereditato la pennellata selvaggia e l’amore per il racconto compendiario. “Sono un autodidatta”, confessa, ma è proprio l’antiaccademismo il suo punto di forza, i continui sottili rimandi alla potenza espressiva di derivazione fauve. Dipinge da quando era bambino e da sempre i suoi soggetti preferiti sono le figure umane. “La mia più grande ambizione è rendere visivi i pensieri degli uomini” spiega e aggiunge “l’immagine vuole essere un modo per ancorare gli impulsi alla realtà e non perdere di vista il senso primario delle cose”.

Luchena è un conoscitore della psiche umana, lo è per professione, essendo psichiatra, ma soprattutto lo è per una naturale predisposizione che traspare dopo un dialogo con lui. Lo studio della musica invece (è un fervido compositore di canzoni di musica leggera) gli ha insegnato ad usare colori e toni in maniera emotiva, come note musicali. Con i rossi che si alzano improvvisi come assoli di chitarra elettrica, su fondi giallo ocra e turchese, e gli azzurri che evocano suggestive note swing e ambientazioni jazz. E proprio a queste ultime Riccardo Luchena, o Rilu come gli piace firmarsi, ha dedicato gran parte della sua produzione artistica. Sax, percussioni, tastiere, si fondono con i personaggi fino a creare un unico coinvolgente messaggio, dove niente è casuale e tutto è indispensabile, dove il segno diviene comunicazione e il colore assoluto protagonista.

Un tratto scuro, ricercato e ingenuo, trasmesso sulla tela con immediatezza e senza ripensamenti, contorna le stesure cromatiche, accentuandone la luminosità e risaltandone l’espressività fino a farle divenire oggetti, figure, volti, uomini, donne, l’espressionismo ritrovato nella realtà quotidiana in continuo movimento.

 

La poesia del tempo senza data. Andrea Padovani – 1997

Artista dalla linea emotiva e dinamica, Riccardo Luchena intende la pittura come manifestazione delle impressioni personali, degli stati d’animo, che trasmette sulle tele con cromatismo luminoso e contrastato, scompaginando i moduli espressivi accademici e sfociando in un’immagine che è “sua” e solo sua.Nelle opere degli anni novanta è chiaro l’intento di una progressiva semplificazione compositiva in risposta a una sempre più violenta urgenza espressiva. Ed è proprio quando la descrizione si arresta al punto giusto che delicatezza e stupore divengono protagonisti divorando dall’interno le cose in quella luce che è propria del soggetto a cui appartiene. Nasce così la poesia del tempo senza data, del racconto senza conclusione, della continua ricerca che Riccardo Luchena rincorre quotidianamente al di là delle mode e delle esigenze di mercato.

 

La poetica del rito sociale. Luca Arteni - 1996

L’opera di Riccardo Luchena è dedicata quasi per intero alla figura umana, dipinta in una corposa e plastica maniera.E’ l’Uomo che si racconta e si declina, si esibisce e si contempla, che si accomuna e gioisce nel ripetersi, in una sorta di grammatica che spazia dal sapere all’apparire. I tratti somatici delle figure assumono un significato universale di caducità, diventando emblema della condizione umana: ora involucri statici, appariscenti e spenti, ora sapienti e concettuali.Poco è lasciato al dettaglio o a elementi di straniamento, i personaggi sembrano fondersi con l’ambiente circostante sino ad occupare per intero la tela, solo un particolare fa percepire l’ambientazione: il salotto, il terrazzo, il locale notturno....I riti sociali, di cui Riccardo Luchena è portavoce, sono utilizzati in modo poetico per fare emergere l’immagine di una “solitudine affollata” che sembra il filo conduttore della sua opera. La concezione pittorica di Riccardo Luchena, o RILU come ama firmare le sue opere, è rilevabile in un ampio ventaglio di soluzioni nelle quali il soggetto principale, l’artefice di profonde e intense emozioni è sempre e comunque il colore.

 



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